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La buona battaglia

La buona battaglia – (2005)

Don Pietro Pappagallo arriva quasi casualmente a Roma agli inizi degli anni ’30.

E’ un piccolo prete pugliese animato da una profonda fede e da un’incrollabile compassione verso i poveri e per le vittime di ogni ingiustizia sociale.

L’8 settembre, lo sbando istituzionale, il proseguimento della guerra, l’occupazione tedesca lo vedono aprire la sua casa romana a tutti coloro che hanno bisogno di aiuto e protezione. Tra gli altri, in quella casa di via Urbana, passano De Dominicis e Bertoni, due ufficiali del Regio Esercito ormai dissolto; Lattes, un medico ebreo perseguitato dalle leggi razziali; Emilia, una giovane mamma ebrea miracolosamente sfuggita con il proprio neonato alla retata nel ghetto del 16 Ottobre; Oscar, un giovane renitente alla leva della neonata repubblica di Salò; Mario, ferito a Porta S. Paolo nei giorni della battaglia contro i tedeschi che si apprestano ad occupare Roma…

Per tutti Don Pietro cerca indumenti e cibo ricorrendo perfino a false tessere annonarie stampate clandestinamente da un amico tipografo.

La Roma di quei terribili nove mesi è segnata dalla fame e dal freddo, da un crescente clima di sospetto e dalle delazioni, dai sempre più intensi rastrellamenti e dalle continue violenze degli occupanti. Don Pietro è perfettamente consapevole dei rischi che le sue attività clandestine comportano, ma nemmeno per un attimo pensa di troncarle e quando gli si presenta un suo antico prediletto allievo, Corradino, a chiedergli aiuto in nome della Resistenza che nel frattempo si sta organizzando anche a Roma, il sacerdote accetta di aiutarlo pur nei sofferti limiti che la sua fede gl’impone.

Corradino insegna filosofia in un liceo, sogna che i cittadini romani insorgano contro gli occupanti come già hanno fatto i napoletani ed è sempre più coinvolto nell’organizzazione di sabotaggi e attentati.

Da questo momento il sacerdote sarà sempre più impegnato nel nascondere persone sospette e a procurarsi documenti falsi per consentire la fuga di quelle più direttamente in pericolo.

La GESTAPO e la polizia fascista sono informati che molti conventi, coperti dall’extraterritorialità, ospitano numerosi antifascisti, così come sospettano che anche molti religiosi svolgano attività clandestine protetti dall’abito talare…… L’arresto del cartolaio Terenzi e della figlia Lidia costituisce per Koch, capo di una banda fascista associata alla GESTAPO, un’occasione favorevole: Koch tortura la ragazza e poi la ricatta minacciando la morte del padre se la ragazza non accetterà di farsi accogliere da Don Pietro per poterne spiare l’attività…

La tensione in città aumenta, i romani aspettano vanamente l’arrivo liberatorio degli americani mentre vengono operati rastrellamenti perfino degli Istituti religiosi.

E’ un Natale malinconico quello che nel ’43 si tenta di festeggiare in casa di Don Pietro. Il sacerdote è profondamente turbato dallo spettacolo di violenza e morte che si manifesta per le strade romane e sotto i suoi occhi, e così i suoi “ospiti”. Lidia tenta con una qualche ingenuità di carpire informazioni sulle attività clandestine del prete, ma senza successo; intanto i suoi giorni di ambigua inedia sono segnate dall’incontro con Mario, il giovane sopravvissuto alla battaglia di Porta S. Paolo. Tra i due ragazzi nasce e si sviluppa un forte sentimento che se da un lato allevia l’ansia e il tormento della ragazza, dall’altro le renderà sempre più arduo mettere in atto il suo doppio gioco. Del resto, il suo quasi infantile spionaggio non avrà più senso quando arriverà la notizia dell’uccisione del padre a Forte Bravetta. Sarà quello il momento di un pianto disperato e di una confessione liberatoria a Don Pietro…

La situazione precipita. Oscar, uno dei tanti beneficiati da Don Pietro, tradisce il sacerdote “vendendolo” a Koch per pochi denari. Don Pietro e i suoi ospiti vengono però avvertiti. E’ la fuga. Il Col. De Dominicis raggiunge fortunosamente la Tiburtina. Lidia sfugge coraggiosamente all’agguato degli uomini di Koch e sale sulla corriera che la porterà in un paese dell’Abruzzo. Mario non riesce a raggiungerla ma, una volta capito che la ragazza si è salvata, decide di unirsi ai gruppi della Resistenza. Don Pietro insieme ad altri viene invece catturato e condotto a via Tasso, alla sede della GESTAPO, dove scopre con orrore che anche Corradino è stato arrestato ed è già sottoposto a feroci torture.

E’ il 29 gennaio. Per il sacerdote, come per altri, sono giorni di dolore ed umiliazione nelle celle sovraffollate, tra le urla dei torturati e l’assenza di qualsiasi speranza. E poi: il 23 marzo 1944 i GAP romani uccidono 32 soldati tedeschi in un’azione dinamitarda in via Rasella. Per ordine di Hitler il comando tedesco si appresta ad un’immediata rappresaglia: entro 24 ore per ogni soldato tedesco ucciso dovranno essere giustiziati 10 italiani. In una frenetica notte il colonnello Kappler compila un elenco: politici, partigiani, ebrei, detenuti comuni ed altri innocenti vengono prelevati a Regina Coeli, a via Tasso ed anche per strada…

Nel pomeriggio del 24 marzo, esattamente 24 ore dopo l’attentato, 335 ostaggi vengono trucidati all’interno della cave di pozzolana sulla via Ardeatina. Tra di loro c’è Corradino e c’è anche Don Pietro. Fino all’ultimo lo si è sentito pregare e benedire le vittime condotte al massacro.

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Una produzione
RAI FICTION

Prodotto da Roberto e Matteo Levi per 11MARZOFILM

Regia
Gianfranco Albano

Soggetto
liberamente ispirato alla vita di “Don Pietro Pappagallo”
Furio Scarpelli, Giacomo Scarpelli, Roberto Levi

Sceneggiatura
Furio Scarpelli, Giacomo Scarpelli e Stefano Gabrini

Cast
FLAVIO INSINNA - DON PIETRO
ANA CATERINA MORARIU - LIDIA
PAOLO BRIGUGLIA - MARIO
IGNAZIO OLIVA - CORRADINO
VANNI CORBELLINI - DOTT. KOCH
PAOLA TIZIANA CRUCIANI - PERPETUA TERESA
MAX MAZZOTTA - OSCAR
SERGIO FIORENTINI - TIPOGRAFIA ROCELLA
PIERPAOLO LOVINO - BERNASCA
ALBERTO GIMIGNANI - BERTONI
UGO DIGHERO - TEN. COL. DOMINICIS
SIMONA CAVALLAR - EMILIA

Delegato RAI alla produzione
Fabrizio Zappi

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